LA STRADA PER LA FELICITA’? AIUTARE GLI ALTRI

di Eugenio Terrani

Due ricerche spiegano come donare faccia bene, anche alla salute.

Una fotografia del mondo del non profit arriva da due ricerche: una condotta dal Centro Nazionale per il Volontariato, che mostra l’identikit di chi è impegnato in questo settore, e un’altra svolta da CSVnet insieme a Fondazione IBM per comprendere meglio il profilo delle OdV (Organizzazioni di Volontariato). La nostra curiosità si rivolge dapprima alle persone che ogni giorno aiutano gratuitamente il prossimo. Chi è, dunque, il volontariato medio? <<Ha un’età adulta, una buona stabilità lavorativa e un buon livello d’istruzione – spiega il Presidente del Centro Nazionale per il volontariato, Edoardo Patriarca – e, soprattutto, è una persona felice>>. Nello specifico, il volontariato italiano ha un’età media di 48 anni (i presidenti delle Odv ne hanno in media 58) e il 30% è laureato. Inoltre, la quota di occupati è del 48,9% ed esiste anche un chiaro legame fra la propensione a svolgere attività gratuite e il livello di reddito della famiglia di appartenenza: il 63,3% dei volontari delle OdV vive in nuclei con redditi adeguati o elevati. Che fare volpontariato faccia bene è dimostrato dal fatto che solo l’1% ritiene che tale impegno non abbia apportato vantaggi alla sua vita, mentre più della metà sta meglio con se stesso. Per quanto riguarda i luoghi, emerge che chi risiede nelle regioni settentrionali è maggiormente coinvolto in queste iniziative: il Nord-ovest, seguito immediatamente dal Nord-est con il 4,1%. Al Centro il tasso scende al 3,2%, per declinare ulteriormente nelle Isole (2,5%) e nel Sud (1,7%), dove raggiunge il valore minimo. Tuttavia, l’attività nelle OdV trova il terreno più fertile nei piccolissimi comuni, ovvero quelli con meno di 2000 abitanti. <<Nei paesi medio-piccoli il bene elargito entra nella memoria ed è molto evidente- commenta Patriarca. Nelle piccole comunità c’è un incentivo nel costruire legami e il volontariato e la sua divengono punto di riferimento, entrando a pieno titolo nella storia di quel territorio>>. La ricerca conferma che definitivamente, che il Terzo Settore rappresenta un fattore di sviluppo anche economico. Non a caso il non profit è più articolato nei territori con maggiore benessere e cresce dove c’è sviluppo economico. Resta, dunque, il divario con le regioni del Sud, dove fatica a sopravvivere e stenta a crescere. Infine, chi è impegnato in progetti di utilità sociale gode di condizioni di salute migliori di quelle medie della popolazione, i valori rispettivi degli indici in base 10 dello stato di salute di 6,2 per i volontari nelle OdV e nelle altre organizzazioni è di 5,6 per la popolazione nel suo insieme. <<La dimensione del dono è circolare: quello che ti ritorna è ben più di quello che hai donato-aggiunge Patriarca-e AVIS è una realtà preziosa che hai il merito di mobilitare le persone. Il volontariato AVIS regala una parte di se stesso, qualcosa che ha un valore incommensurabile. In questo senso, AVIS è espressione altissima della gratuità, perchè offre il senso dell’amore profondo e civile verso il prossimo>>. Non a caso, secondo la ricerca condotta da CSV net e Fondazione IBM su un campione di 44.182 OdV, tra le 100 parole più usate per descrivere la loro attività, emergono “donazione”, “sangue”, ed “emocomponenti”. La metà delle associazioni ha come ambito territoriale di riferimento il Comune e infatti solo 5 su 100 sono attive su scala nazionale o internazionale. Il 55% delle organizzazioni opera nel settore medico-assistenziale (9.098 per l’ ambito sanitario e 11.812 per l’ambito dell’assistenza sociale). Le restanti si sviluppano nel campo di cultura, sport e attività ricreative in genere. Solo il 15% delle OdV censite a un numero di volontari superiore a 50 e la metà ha meno di 60 soci, mentre solo poco più del 10% ha una base associativa molto estesa, che supera 500 membri. E’ evidente la presenza di tante piccole e medie organizzazioni di cui è possibile intravedere una crescita costante dal 1980 al 2007, con dei picchi nel 1991, proprio in coincidenza dell’emanazione della Legge Quadro sul volontariato L.266/91 che ha istituito i Centri di Servizio. Dall’altro lato, dal 2008 l’aumento annuale dle numero di nuove OdV ha subito un rallentamento. Poco incoraggiante, peraltro, è la presenza di un gran numero di organizzazioni non riconosciute. Un fenomeno esteso nel Nord Italia, dove oltre il 90% delle realtà non è riconosciuto: si va dal 97% del Veneto al 90% dell’Emilia Romagna, passando da Lombardia (93%) e Valle d’Aosta (91%).

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