IMPEGNO E AMORE, SEGNI DI SPERANZA

STORIE DI VITA tratta dal giornale “AVIS SOS”- n°1 2016-

IMPEGNO E AMORE, SEGNI DI SPERANZA

L’abbraccio di Papa Francesco ai volontari AVIS. Le parole e i gesti del Pontefice nella giornata che ha celebrato il dono del sangue e la solidarietà

di Filippo Cavazza

Una piazza San Pietro gremita di persone ha accolto oltre 25.000 donatori di sangue delle associazioni di volontariato del CIVIS per il Giubileo straordinario della Misericordia dello scorso 20 febbraio. Almeno 12.000 sono stati i volontari AVIS che sono arrivati a Roma con ogni mezzo, in tanti casi viaggiando in pullman nel cuore della notte. Tanti hanno raccontato il loro viaggio a Roma in tempo reale anche a chi, per motivi di salute o di lavoro, non era potuto arrivare nella capitale, postando sui social network foto di gruppo. Striscioni e cappellini AVIS con la data dell’evento hanno fatto da cornice all’ingresso in piazza, verso le 10 di mattina, di Papa Francesco. Nonostante il ritorno solo poche ore prima da un importante pellegrinaggio in Messico, il Pontefice ha salutato con gioia tutti i donatori accorsi. Prima di salire sul sagrato per l’udienza c’è stato anche l’inatteso fuori programma della consegna di una bandiera avisina omaggiata dal consigliere nazionale Riccardo Mauri. Altrettanto inattesa è stata la possibilità per il presidente di AVIS di leggere davanti alle migliaia di pellegrini la preghiera del donatore di sangue scritta da Papa Giovanni XXIII. Nell’udienza generale Papa Francesco ha approfondito il tema della misericordia intesa come impegno verso il prossimo, con passaggi che sono apparsi un evidente riferimento anche all’azione dei volontari del sangue, che fanno dell’attenzione costante al malato lo scopo principale del loro agire. <<A partire dall’amore misericordioso con il quale Gesù ha espresso l’impegno di Dio – ha detto Papa Francesco – anche noi possiamo e dobbiamo corrispondere al suo amore con il nostro impegno. E questo soprattutto nelle situazioni di maggiore bisogno, dove c’è più sete di speranza. Penso, per esempio, al nostro impegno con le persone abbandonate, con quanti portano handicap molto pesanti, con i malati più gravi, con i moribondi, con quanti non sono in grado di esprimere riconoscenza. In tutte queste realtà noi portiamo la misericordia di Dio – perchè Dio ci ha accarezzati con la sua misericordia – portarla agli altri, a quelli che hanno bisogno, a quelli che hanno una sofferenza nel cuore o sono tristi: avvicinarsi con quella carezza di Dio che è la stessa che Lui ha dato a noi. Che questo Giubileo possa aiutare la nostra mente e il nostro cuore a toccare con mano l’impegno di Dio per ciascuno di noi, e grazie a questo trasformare la nostra vita in un impegno di misericordia per tutti>>.

Al termine dell’udienza e dei saluti ai presenti, il Santo Padre ha abbracciato alcuni ammalati che erano seduti nelle prime file della piazza. Successivamente si è intrattenuto con le delegazioni presenti sul sagrato e ha ricevuto due regali dal presidente nazionale, Vincenzo Saturni, e dalla vicepresidente e referente dei giovani, scuola e formazione, Rina Latu: un calice in cristallo con due ampolle decorate in oro raffiguranti l’Eucaristia realizzato dagli artigiani vetrai di Murano (Ve), Gaetano (Gino) Mazzuccato e Giorgio Spezzamonte, e una targa ricordo dell’orafo crotonese Michele Affidato.

<<Essere quì oggi – ha commentato alla fine della giornata il presidente di AVIS, Vincenzo Saturni- e vedere la piazza gremita di persone che quotidianamente si fanno silenziosi portavoce del nostro messaggio e poter incontrare di persona Papa Francesco è stata un’emozione indescrivibile. L’evento odierno ha assunto un significato particolare perchè ci ha permesso di celebrare un gesto così importante come quello del dono del sangue anonimo, non retribuito e volontario, assieme al Pontefice, che più volte ha espresso la sua sensibilità al tema della solidarietà e del sostegno dei malati>>.

Altrettanto emozionata era la vicepresidente Rina Latu: <<Mi è sembrato di parlare con una persona che conoscevo da sempre. Gli ho detto che lo salutavo a nome di tutti i donatori e che gli auguravo molta salute, perchè abbiamo bisogno di lui.E il Papa mi ha risposto che è lui che ha bisogno di noi e di pregare per lui>>.

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